Museo Miho   ミホミュージアム

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L'ingresso al Museo Miho (vicino a Kyoto), un edificio sotterraneo progettato da Ieoh Ming Pei.

La sala dell'antichità greco-romana del Museo Miho (vicino a Kyoto).

L'edificio del Museo Miho e la sua grande vetrata si affacciano su un paesaggio di pini e aceri.

L'edificio del Museo Miho e la sua grande vetrata si affacciano su un paesaggio di pini e aceri.

Squisita Bellezza

Vicino a Kyoto, disseminate di pini rossi, le montagne di Shiga, classificate parco naturale, ospitano un museo d’arte orientale molto particolare, perso tra le alture sovrane.

Un tunnel, un ponte sospeso al di sopra di un burrone, e poi ecco l’ingresso monumentale del museo Miho. Interrato per tre quarti, al fine di preservare il sito naturale, l’edificio, inaugurato nel 1997, fu concepito dall’architetto americano di origine cinese Ieoh Ming Pei (nato nel 1917), autore del Grande Louvre e delle sue piramidi a Parigi. Illuminato dalla luce naturale, l’edificio, la cui grande vetrata dà su un paesaggio di pini ed aceri, conserva un fondo di più di mille opere.

Un museo non settario

Il fondo è stato costituito da Mihoko Koyama (1901-2003), ricchissima ereditiera e fondatrice della setta messianica, Shinji Shumeikai. È su sua richiesta che l’architetto ha costituito l’edificio pensando a una sorta di rappresentazione dello Shangri-la, leggendario paradiso terrestre situato in una valle nascosta dell’Himalaya.

I tesori, riuniti dalla capostipite di questo movimento religioso a colpi di enormi assegni, non si limitano a una tematica o ad una zona geografica.

Opere maggiori

L’ala nord ospita delle esposizioni temporanee consacrate agli elementi principali dell’estetica giapponese: cerimonia del the, calligrafia, ceramiche, lacche, maschere e statue buddiste. L’ala sud, invece, riunisce centinaia di opere delle civiltà sassanide, persiana, egiziana, romana, cinese… Un concentrato di storia culturale e cultuale sulla scia delle Vie della seta, presentato in una maestosa scenografia.

Alcune opere, come la statua d’oro e d’argento del dio egiziano Ra, o il Budda misericordioso dal Pakistan (II secolo) potrebbero far impallidire di gelosia il museo del Louvre… E le sale dedicate alla Cina e al Sud-est asiatico in particolare sono un ottimo metodo per scoprire le numerose influenze persiane sull’arte cinese, e per ricostruire il percorso di diffusione della religione buddista.

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