Museo di Belle Arti Insho Domoto   堂本印象美術館

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La facciata del Museo di Belle Arti Insho Domoto a Kyoto.

La facciata del Museo di Belle Arti Insho Domoto a Kyoto.

Terrazze ombreggiate del Museo di Belle Arti Insho Domoto a Kyoto.

Terrazze ombreggiate del Museo di Belle Arti Insho Domoto a Kyoto.

Viaggio nell’universo di un maestro della pittura

L’artista DÔMOTO Inshô (1891-1975) naviga tra stili e supporti, sempre pronto alla sperimentazione e a sovvertire le convenzioni.

Una delle ultime opere dell’esteta DÔMOTO, questo museo di Belle Arti invita al viaggio. Concepito da Inshô stesso nel 1966 come l’immagine astratta di un vascello, evoca terre lontane con un’architettura che fa eco alla città spagnola immagine dell’art nouveau. Dai suoi primi lavori figurativi, teneramente bucolici, alla sua passione per il cubismo, il periplo della sua vita cattura i visitatori e le guide attraverso i meandri della sua creatività. Inizialmente creatore di motivi per tessuti tradizionali, dopo i vent’anni cambia direzione per orientarsi verso la pittura e si fa conoscere per le sue opere religiose divenute decorazioni dei più grandi templi buddisti. 

Dopo la guerra del Pacifico, la sua arte svolta con decisione per il cammino della modernità occidentale. Fervente ammiratore di Pablo Picasso e di Wassily Kandinsky, dai quali prende in prestito colori più intensi ed i suoi tratti perdono la loro precisione per diventare sfumati. Le scene dipinte prendono i tratti dell’Occidente, talvolta di piccoli villaggi francesi come testimoniato da alcune parole dipinte sulla tela nella ligua di Molière, i personaggi rivendicano una libertà di essere e di pensare. Tuttavia non rimangono a lungo sulla paletta dell’artista, DÔMOTO Inshô abbandona l’arte figurativa per l’arte astratta, dipingendo inizialmente edifici in rovina per poi lasciar scorrere il suo animo senza più limiti attraverso l’inchiostro nero del suo pennello.

Nel suo ultimo periodo i getti di colore scuri sulla carta di seta s’impongono con forza, come animati di vita propria e sembrano la testimonianza della confidenza creativa acquisita dall’artista che non si preoccupa più del tempo presente. Il contrasto tra le tinte scure quasi ombrose e l’uso di fondi luminosi, talvolta addirittura dorati, lascia libero corso all’immaginazione dell’osservatore per dare un senso a questa deriva. Tornare con i piedi a terra si rivela compito difficile per coloro che si sono lasciati trasportare dal mare immaginativo di DÔMOTO, avendo in sé il solo desiderio di rimmergervisi nuovamente.

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vorrei donare un mio dipinto. saluti Americo D'Anolfo PS. biografia: Comanducci.